Metropolis

Tratto dal manga originale di Osamu Tezuka, Metropolis è vagamente ispirato al film del 1927 di Fritz Lang. A differenza di quest’ultimo però, l’anime si concentra di più sulla diversità tra uomo e macchina, in un contesto futuristico.

La storia è quella della profonda amicizia fra un bambino (Kenichi) in visita con lo zio detective a Metropolis e un’androide dalle sembianze di bambina (Tima), che vorrebbe essere umana. Sullo sfondo, Metropolis: una città iper-tecnologica dove covano tensioni sociali tra uomini e robot, che sfociano nella violenza.

Diretto da Rintaro, regista di cult dell’animazione come Capitan Harlock e Galaxy Express 999, il film si dipana tra atmosfere anni 70 condite da splendide musiche jazz e meravigliose trovate visive Steam-Punk.
La sceneggiatura firmata Katsuhiro Ōtomo è semplice ed efficace, e raggiunge l’apoteosi nella straordinaria sequenza della distruzione della città, sulLe note di I can’t stop loving you, di Ray Charles.
Il design, che si rifà allo stile classico di Tezuka, regge alla grande, sulle animazioni della Madhouse, conferendo carattere ai personaggi; per una meraviglia visiva e non solo.

Tekkonkinkreet

Due fratelli, Kuro e Shiro, (bianco e nero) vivono di espedienti: furti e lavori per la malavita, in una città fittizia (Treasure Island) votata al crimine e alla delinquenza. Tutto cambia quando un imprenditore straniero prenderà il controllo della Yakuza e del suo potere.

Tekkonkinkreet è il primo lungometraggio anime diretto da un occidentale, Michael Arias, Americano di nascita e Giapponese d’adozione.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, il film non ha nulla di Americano; piuttosto, ci troviamo di fronte ad una storia cruda e melanconica, con spiccati momenti onirici, dove si approfondiscono le personalità opposte, ma allo stesso tempo simbiotiche dei due fratelli.

Dal punto di vista estetico il film vive sullo stile collaudato dello Studio 4°C: disegni semi-stilizzati ed animazioni realistiche e dinamiche, con ambientazione retro.

Un po’ Sin City e Noir, Tekkonkinkreet è un’opera dal buon spessore dialogico e contenutistico, che eccelle per il realismo col quale sa raccontare una storia di amore fraterno e di affermazione di se stessi.

Il Diritto d’autore non esiste!

La chusura di Megaupload e la conseguente rimozione dei file da parte di altri siti di hosting sta provocando molti disagi agli appassionati di anime.

A mio parere il provvedento adottato dall’FBI è assurdo: il tanto decantato diritto d’autore non ha senso di esistere.

Se un artista crea qualcosa l’unico diritto che ha è quello di condividerla con gli altri. Il guadagno deriva dagli sponsor e dalla pubblicità, non dai soldi degli utenti, che pagano la carta di un libro o la plastica di un DVD come fosse oro.

Inoltre vietare la condivisione nel 2012 è ridicolo. Nell’era digitale tutto è condivisione; che si tratti della Divina Commedia o d un anime, la conoscenza passa ormai per la rete, che piaccia o meno, con buona pace del copyright.

Un 2011 deludente…

L’anno che sta per finire, per l’animazione Giapponese è stato deludente. Le serie veramente interessanti si contano sulle dita di una mano; e, anche queste, sono state sviluppate male.

Siamo lontani anni luce, ad esempio, dai fasti del 2007: anno che ci ha regalato capolavori come Kaiba, Le Chevalier D’Eon e moltissimi altri.

Colpa della crisi economica che ha costretto gli studios a tagliare il personale, certo, ma anche di una generale aridità di idee.

La domanda è: può ancora l’animazione Giapponese evolversi come ha saputo fare in questi anni?
Secondo me sì… Gli anime hanno sempre dimostrato di saper adeguarsi ai tempi che cambiano, adattando linguaggio e stile.

Credo che ci sarà ancora molto da vedere.

Previous Older Entries