Mushishi


mushishi

Gli anime sono spesso intrisi della religione Nipponica: quella mescolanza di Buddismo e Shintoismo che, dal dopo guerra, ha caratterizzato il Giappone, con i suoi rituali e la sua filosofia, tanto da affascinare la cultura occidentale.

Mushishi “estremizza e radicalizza” il contenuto religioso e lo trasforma in un fantasy spirituale che ci porta a compiere un percorso di “comprensione e accettazione”; un viaggio dello spirito, attraverso un Giappone bucolico para-agricolo, facendoci perdere (grazie a un’animazione magistralmente dettagliata) nel tempo.

Il nostro Virgilio è il mushishi Ginko: misterioso viandante, che cura le persone dai Mushi; invisibili creature, nè animali nè vegetali, innocue, ma che, se entrano in contatto con gli umani, possono provocarne gravi malattie. Caratteristica portante dell’opera del mangaka Yuki Urushibara e dell’anime realizzato dal “piccolo” Artland Studios nel 2005, che avuto una nuova serie nel 2014, è l’assenza di qualsiasi riferimento a “bene e male”: i Mushi, semplicemente esistono; racchiudendo la vita e generandola sotto un’altra forma, come vuole la filosofia dello Shintoismo.

 

 

 

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