Mushishi

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Gli anime sono spesso intrisi della religione Nipponica: quella mescolanza di Buddismo e Shintoismo che, dal dopo guerra, ha caratterizzato il Giappone, con i suoi rituali e la sua filosofia, tanto da affascinare la cultura occidentale.

Mushishi “estremizza e radicalizza” il contenuto religioso e lo trasforma in un fantasy spirituale che ci porta a compiere un percorso di “comprensione e accettazione”; un viaggio dello spirito, attraverso un Giappone bucolico para-agricolo, facendoci perdere (grazie a un’animazione magistralmente dettagliata) nel tempo.

Il nostro Virgilio è il mushishi Ginko: misterioso viandante, che cura le persone dai Mushi; invisibili creature, nè animali nè vegetali, innocue, ma che, se entrano in contatto con gli umani, possono provocarne gravi malattie. Caratteristica portante dell’opera del mangaka Yuki Urushibara e dell’anime realizzato dal “piccolo” Artland Studios nel 2005, che avuto una nuova serie nel 2014, è l’assenza di qualsiasi riferimento a “bene e male”: i Mushi, semplicemente esistono; racchiudendo la vita e generandola sotto un’altra forma, come vuole la filosofia dello Shintoismo.

 

 

 

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La Storia della principessa splendente

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Dopo più di un anno, torno ad occuparmi di anime: lo so è passato molto tempo dall’ultimo aggiornamento, ma tra un impegno e l’altro, è difficile assimilare quello che vedo; di conseguenza è molto complicato scrivere recensioni. Ho deciso comunque di scegliere qualche titolo e descriverlo al meglio possibile. Fatta questa dovuta premessa, comincio a parlare de: La Storia della principessa splendente di Isao Takahata.

Dopo una gestazione durata otto anni (il film è uscito in Giappone nel 2013). Takahata torna alla regia, con l’adattamento della fiaba popolare “Taketori Monogatari”: racconto ambientato nell’epoca feudale, incentrato su Kaguya; una bambina (Dea) nata da una canna di bambù, e adottata dal vecchio Taketori e sua moglie, che la crescono come loro figlia.

Visivamente il film è potente: ogni immagine è un dipinto del passato, che descrive il Giappone medievale, con i suoi vasti campi da coltura, i suoi castelli, i suoi principi e vassalli. Lo Studio Ghibli ha riunito i migliori animatori, intercalatori e artisti del colore, per creare un affresco artigianale di rara manifattura.

Emozioni trasmesse per immagini, ma non solo… La Storia della principessa splendente è anche un racconto di rimpianto e accettazione di sè stessi: Kaguya è prigioniera della propria bellezza che le conferisce uno status nobiliare, quando in realtà rimpiange la sua infanzia e i compagni di giochi.

Il film ha vinto numerosi riconoscimenti ed è stato presentato al festival di Cannes 2014.

Kiznaiver

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Chi non si è mai sentito solo almeno una volta nella vita? Chi non si è mai chiesto: “a cosa servono i social network, se le persone non provano empatia tra loro?”.
A questi interrogativi prova a dare una risposta “Kiznaiver”. Lo fa attraverso un’analisi che parte da una storia SCI-FI, ma che in realtà è un pretesto per un dramma esistenziale che ha come protagonisti sette ragazzi; ognuno coi propri problemi e insicurezze, ognuno “legato all’altro” dal misterioso “progetto Kizna”.
Mari Okada scrive una sceneggiatura esemplare: non analizza uno ad uno i personaggi, ma li unisce tramite le loro solitudini e disagi. Di tutto rispetto il comparto visivo, con fondali estremamente realistici e scenografie molto curate nei dettagli.

Concludendo, si può valutare questa serie anime come un prodotto maturo e sufficientemente fruibile. Una serie “fresca” e intelligente; uno dei migliori anime della stagione primavera 2016.

Si alza il vento

Jiro and paper airplane_outCi sono anime che ti entrano nel sangue, ti attraversano e ti lasciano una gioia profonda. Si alza il vento , l’ultimo film di Hayao Miyazaki, (ormai ritirato dalla regia), è un “qualcosa” che ti penetra l’anima.

La storia è quella, semi-autobiografica del progettista di aerei Jiro Horikoshi, famoso per aver creato il caccia Mitsubishi A6M Zero. L’idea del film nasce anni addietro da un manga dello stesso Miyazaki, il quale, però, non era convinto della possibilità di realizzarne un film, per il fatto che la storia è molto adulta, quindi poco gestibile da un punto di vista commerciale. Alla fine il film si fa, sotto la spinta del produttore Toshio Suzuki. Il risultato è una meraviglia per gli occhi e per lo spirito: a differenza delle altre opere di Miyazaki, qui manca l’elemento fantastico, (fatta eccezzione per le incursioni oniriche nella mente del protagonista), proprio per questo motivo la sceneggiatura è ancora più robusta; e il comparto scenografico aumenta l’effetto ipnotico. Registicamente Miyazaki è in grandissima “vena”, conferendo ai personaggi un’eleganza sublime nei movimenti, grazie anche al consueto “gusto” dello Studio Ghibli.

Si alza il vento è un’opera completa, capace di trasmettere emozioni e un velo di tristezza, tipica dell’animazione che ti tocca nelle corde più intime.

Wolf Children

wolf childqenHana, giovane studentessa Universitaria, si innamora di un uomo lupo. Dalla loro unione nascono Yuki (neve) e Ame (pioggia), due bambini di razza mista.
Dopo la morte del padre, Hana è costretta a crescere i figli fra mille difficoltà e stenti, fino ad arrivare a prendere la decisione di trasferirsi in una zona isolata di campagna per proteggere i piccoli dalla diffidenza umana e fargli scoprire il loro lato animalesco.
Wolf children di Mamoru Hosoda è una di quelle cose che ti fanno ancora dire: “viva l’animazione Giapponese !” Un prodotto slegato dalle logiche commerciali che strozzano le serie anime degli ultimi anni. Il film è denso di emozioni e sensazioni: una normalità gestuale quotidiana, rappresentata nelle movenze della giovane madre e dei suoi figli. Ma anche una storia d’amore, alienazione e duplicità, (ragione e istinto), che scorre fluente per animazioni incantevoli e ritmo narrativo lento e dolcissimo.
Un anime da vedere assolutamente, per apprezzare la poesia di una storia agro-dolce e indimenticabile.

Darker than black

Lo Studio Bones è nato nel 1998 da una costola della Sunrise e, in questi anni , si è distinto per la qualità delle animazioni, dei fondali, dei setting ed una buona indipendenza creativa.

Darker than black è una serie del 2007. Un anime molto di genere, ma con una intensità visiva e narrativa non comune: i personaggi si muovono “agili” in un contesto sovrannatura e oscuro.

Sulla terra è calato una dimensione “aliena” denominata Hell’s gate. Strane creature, in parte umane, (contractors) agiscono per conto di organizzazioni segrete dagli scopi poco chiari.

La struttura della serie è simile a quellla di un Comic Americano, ma il tono è maturo, con dialoghi essenziali. Tensai Okamura dirige da navigato maestro, con dinamismo, ma anche con lentezza laddove è necessaria.

 

 

Death billiards

Death billiards è un corto del 2013 per Anime Mirai, prodotto dalla Mad House. La storia, che coinvolge da subito lo spettatore, è ambientata in un locale molto particolare, dove si arriva per mezzo di un ascensore. Uno strano barman invita un giovane ed un anziano a giocare una partita di biliardo con delle regole molto ambigue.

Death billiards si distingue per un character design realistico ed una atmosfera accattivante. 28 minuti forse non sono sufficienti per esprimere al meglio il contenuto di questo anime, ma il regista e sceneggiatore riesce mescolare bene gli elementi psicologici per un buonissimo prodotto finale.

 

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