La Storia della principessa splendente

principessa

Dopo più di un anno, torno ad occuparmi di anime: lo so è passato molto tempo dall’ultimo aggiornamento, ma tra un impegno e l’altro, è difficile assimilare quello che vedo; di conseguenza è molto complicato scrivere recensioni. Ho deciso comunque di scegliere qualche titolo e descriverlo al meglio possibile. Fatta questa dovuta premessa, comincio a parlare de: La Storia della principessa splendente di Isao Takahata.

Dopo una gestazione durata otto anni (il film è uscito in Giappone nel 2013). Takahata torna alla regia, con l’adattamento della fiaba popolare “Taketori Monogatari”: racconto ambientato nell’epoca feudale, incentrato su Kaguya; una bambina (Dea) nata da una canna di bambù, e adottata dal vecchio Taketori e sua moglie, che la crescono come loro figlia.

Visivamente il film è potente: ogni immagine è un dipinto del passato, che descrive il Giappone medievale, con i suoi vasti campi da coltura, i suoi castelli, i suoi principi e vassalli. Lo Studio Ghibli ha riunito i migliori animatori, intercalatori e artisti del colore, per creare un affresco artigianale di rara manifattura.

Emozioni trasmesse per immagini, ma non solo… La Storia della principessa splendente è anche un racconto di rimpianto e accettazione di sè stessi: Kaguya è prigioniera della propria bellezza che le conferisce uno status nobiliare, quando in realtà rimpiange la sua infanzia e i compagni di giochi.

Il film ha vinto numerosi riconoscimenti ed è stato presentato al festival di Cannes 2014.

Annunci

Goshu il violoncellista

Nel 1982 Isao Takahata dirige un piccolo gioiello di rara finezza visivo-narrativa: Goshu il violoncellista è un breve film tratto da una fiaba dello scrittore Kenji Miyazawa, dalle atmosfere lievi e delicate.

Lontano anni luce dal buonismo insulso e speculativo tipicamente Americano, Goshu il violoncellista è un prodotto culturalmente elevato e non scontato.

Goshu è un giovane violoncellista dell’orchestra locale. L’ inesperto ragazzo non sente il ritmo e viene spesso rimproverato dal maestro. Costretto ad allenarsi prima del concerto, Goshu riceve la visita di una serie di animali (un gatto, un cuculo, un tasso e un topolino) che lo aiutano ad imparare a suonare.

Al di là dei toni fiabeschi, capaci di creare empatia fra Goshu, gli animali e lo spettatore, questo film è un capolavoro di tecnica: Takahata dirige mostrando una competenza registica straordinaria, alternando primi piani a campi lunghi che valorizzano l’ambientazione bucolica; e creando momenti onirici che esaltano i pezzi musicali.

Un esercizio di stile, non fine a se stesso, ma teso a fare arte !