Death billiards

Death billiards è un corto del 2013 per Anime Mirai, prodotto dalla Mad House. La storia, che coinvolge da subito lo spettatore, è ambientata in un locale molto particolare, dove si arriva per mezzo di un ascensore. Uno strano barman invita un giovane ed un anziano a giocare una partita di biliardo con delle regole molto ambigue.

Death billiards si distingue per un character design realistico ed una atmosfera accattivante. 28 minuti forse non sono sufficienti per esprimere al meglio il contenuto di questo anime, ma il regista e sceneggiatore riesce mescolare bene gli elementi psicologici per un buonissimo prodotto finale.

 

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Akagi

AkagiIl Mah-jong è un gioco d’origine Cinese, molto poco conosciuto in Italia, anche se praticato da una nicchia, ma non nella forma classica. Shigeru Akagi è un genio di questo gioco. Akagi è un personaggio estremo e negativo: uno che non si fa scrupoli a giocare d’azzardo con la sua vita e quella degli altri, fino addirittura a rischiare letteralmente il dissanguamento. Ed è proprio questo il fascino di questo anime del 2007, tratto dal manga di Nobuyuki Fukumoto. Lo spettatore viene invogliato a divorare gli episodi, attratto dal fascino diabolico di Akagi.

La qualità tecnica è molto alta, in particolare nelle ambientazioni molto specifiche delle case da gioco della Yakuza ed un character design realistico e originale.

L’unico difetto evidente riscontrabile è l’eccessiva lunghezza delle partite; ma niente paura, questo non è Yu-ghi-ho.

Millennium Actress

Il mai troppo rimpianto Satoshi Kon ha saputo rappresentare(come pochi in animazione) il confine tra sogno e realtà. Attraverso veicoli narrativi come: il mondo dello spettacolo Giapponese, la tecnologia e la società in generale, Kon ha descritto la realtà e il sogno come due facce della stessa medaglia.

In  Millennium Actress il veicolo utilizzato è un’intervista a Chiyoko Fujiwara,(la più grande attrice del secolo.) Durante l’intervista i ricordi di Chiyoko, oramai anziana, si mescolano alle sue fantasie, in un susseguirsi di situazioni e di emozioni che coinvolgono lo spettatore.

A mio parere Millennium Actress è il film più maturo di Kon; non perché sia superiore agli altri da un punto di vista tecnico o di sceneggiatura, ma perché è quello più legato alla realtà de personaggio che, come sempre, viene tratteggiato in modo esemplare dal regista.

Un labirinto mentale fatto di esperienze vissute e ilusorie, che portano ad uno dei finali più belli della storia del cinema d’animazione.

Il comparto tecnico è curato da Madhouse, studio col quale Kon ha sempre collaborato. Ovali simmetrici e delicati con fondali dove bianco e nero si contrastano per esaltare il realismo, come  vuole lo stile dell’autore, purtroppo deceduto nel 2010 a causa di un tumore, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del cinema animato.

The Tibetan Dog

Ci sono delle volte in cui l’animazione Giapponese riesce ad andare oltre i suoi schemi narrativi per raccontare storie più inerenti alla realtà.

Quello che colpisce subito di The Tibetan Dog è la maestosità dell’ambientazione, la profondità dei fondali e la fluidità delle animazioni: componenti che esaltano gli spazi degli altipiani del Tibet, dove si svolge il film.

Co-prodotto con la Cina (cosa rara), il film rispecchia il pragmatismo Cinese, più che l’idealismo Giapponese. Pragmatismo rappresentato dalla figura del padre, che ha abbandonato la moglie morente per andare a svolgere la sua attività di medico/veterinario in Tibet.
Di tutt’altra natura il personaggio di Tenzing: un dolce bambino che fa amicizia con un enorme mastino Tibetano.

La regia di Masayuki Kojima (Monster) è essenziale, mentre la sceneggiatura risulta un po’ debole, ma adatta alla semplicità generale della storia.

In definitiva: The Tibetan Dog riesce ad emozionare con pochi elementi ben calibrati ed una buona storia d’amicizia e perdono.

Il film è stato presentato in concorso al Festival di Annecy 2011.

Metropolis

Tratto dal manga originale di Osamu Tezuka, Metropolis è vagamente ispirato al film del 1927 di Fritz Lang. A differenza di quest’ultimo però, l’anime si concentra di più sulla diversità tra uomo e macchina, in un contesto futuristico.

La storia è quella della profonda amicizia fra un bambino (Kenichi) in visita con lo zio detective a Metropolis e un’androide dalle sembianze di bambina (Tima), che vorrebbe essere umana. Sullo sfondo, Metropolis: una città iper-tecnologica dove covano tensioni sociali tra uomini e robot, che sfociano nella violenza.

Diretto da Rintaro, regista di cult dell’animazione come Capitan Harlock e Galaxy Express 999, il film si dipana tra atmosfere anni 70 condite da splendide musiche jazz e meravigliose trovate visive Steam-Punk.
La sceneggiatura firmata Katsuhiro Ōtomo è semplice ed efficace, e raggiunge l’apoteosi nella straordinaria sequenza della distruzione della città, sulLe note di I can’t stop loving you, di Ray Charles.
Il design, che si rifà allo stile classico di Tezuka, regge alla grande, sulle animazioni della Madhouse, conferendo carattere ai personaggi; per una meraviglia visiva e non solo.

Aoi Bungaku (Letteratura Blu)

Ci sono case di produzione che, per fortuna, non seguono la linea del “commerciale ad ogni costo”, ma realizzano anime con un contenuto. Una di queste è la prestigiosa Madhouse.

Aoi Bungaku, letteralmente “Letteratura Blu”, è un anime di 12 episodi prodotta da Madhouse, che adatta sei romanzi classici della letteratura giapponese moderna: Lo squalificato, di Osamu Dazai, Sotto la foresta di ciliegi in fiore, di Ango Sakaguchi, Il Cuore delle Cose, di Sōseki Natsume, Corri Melos, di Osamu Dazai, Il Filo del Ragno, e La Scena dell’Inferno, di Ryūnosuke Akutagawa.

Sei personaggi che compongono una galleria di dipinti animati dai colori forti e compatti, con i denominatori comuni della follia, dell’insicurezza e senso di inadeguatezza.
Queste peculiarità si possono rintracciare soprattutto nel primo adattamento: Lo squalificato, che racconta la storia di Yōzō e della sua vita tormentata nella sua quasi impossibilità nel rapportarsi con altre persone; nell’episodio più cupo e introspettivo della serie.

Aoi Bungaku è anche un gioiello di stile, che vanta nomi del calibro di Takeshi Obata, Tite Kubo e Takeshi Konomi, per un design simile tra loro, affilato e dal tratto magistrale per realismo.

Questo è in sintesi Aoi Bungaku: « “I capolavori sono blu”: il blu rappresenta il colore della tristezza della tragedia, solo i capolavori ci fanno percepire il dolore. »

(Narratore, primo episodio)