Kiznaiver

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Chi non si è mai sentito solo almeno una volta nella vita? Chi non si è mai chiesto: “a cosa servono i social network, se le persone non provano empatia tra loro?”.
A questi interrogativi prova a dare una risposta “Kiznaiver”. Lo fa attraverso un’analisi che parte da una storia SCI-FI, ma che in realtà è un pretesto per un dramma esistenziale che ha come protagonisti sette ragazzi; ognuno coi propri problemi e insicurezze, ognuno “legato all’altro” dal misterioso “progetto Kizna”.
Mari Okada scrive una sceneggiatura esemplare: non analizza uno ad uno i personaggi, ma li unisce tramite le loro solitudini e disagi. Di tutto rispetto il comparto visivo, con fondali estremamente realistici e scenografie molto curate nei dettagli.

Concludendo, si può valutare questa serie anime come un prodotto maturo e sufficientemente fruibile. Una serie “fresca” e intelligente; uno dei migliori anime della stagione primavera 2016.

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Wolf Children

wolf childqenHana, giovane studentessa Universitaria, si innamora di un uomo lupo. Dalla loro unione nascono Yuki (neve) e Ame (pioggia), due bambini di razza mista.
Dopo la morte del padre, Hana è costretta a crescere i figli fra mille difficoltà e stenti, fino ad arrivare a prendere la decisione di trasferirsi in una zona isolata di campagna per proteggere i piccoli dalla diffidenza umana e fargli scoprire il loro lato animalesco.
Wolf children di Mamoru Hosoda è una di quelle cose che ti fanno ancora dire: “viva l’animazione Giapponese !” Un prodotto slegato dalle logiche commerciali che strozzano le serie anime degli ultimi anni. Il film è denso di emozioni e sensazioni: una normalità gestuale quotidiana, rappresentata nelle movenze della giovane madre e dei suoi figli. Ma anche una storia d’amore, alienazione e duplicità, (ragione e istinto), che scorre fluente per animazioni incantevoli e ritmo narrativo lento e dolcissimo.
Un anime da vedere assolutamente, per apprezzare la poesia di una storia agro-dolce e indimenticabile.

Una Lettera per Momo

Una_lettera_per_Momo_2012Hiroyuki Okiura + divenuto famoso nel 1999 con lo straordinario Jin Roh, tratto dal soggetto di Mamoru Oshii. Dopo 12 anni di assenza Okiura torna alla regia con un film che parla di comprensione e perdono reciproco.

Momo è una ragazzina di 11 anni timida e introversa. Orfana di padre, la ragazza ha un rapporto difficile con la madre, con la quale si è appena trasferita in campagna, ma qualcosa la aiuterà ad aprirsi…

Okiura dirige un film esteticamente perfetto ed essenziale, dove l’ambientazione campestre viene resa realistica dalla tecnica fotografica e di montaggio utilizzata in pre-lavorazione. L’aspetto più interessante è però la spontaneità del rapporto tra madre e figlia, concretizzato con dialoghi forti e da una progressiva maturazione dei due personaggi.

Tuttavia,  Una Lettera per Momo non è esente da difetti: il principale è una storia esageratamente semplice che risente della mancanza di sbocchi narrativi.

In generale il film è molto godibile e a tratti profondo; un’opera esaltata dal talento di Okiura.

Hotarubi no Mori e

Oggi parliamo di un piccolo capolavoro; piccolo perché si tratta di un mediometraggio, ma non per questo meno importante di un film o di una serie. Hotarubi no Mori e è un gioiello di emozioni e di semplicità narrativa. Una storia d’amicizia prima, e d’amore poi, tra Hotaru, (una bambina di 6 anni) e Gin (un Kami della foresta) Lo spirito non può toccare, o venire toccato dagli umani, pena la sua scomparsa. Si instaura così un rapporto di complicità tra i protagonisti, fatto di piccoli gesti e brevi ed intensi dialoghi.

45 minuti di meraviglia per una mescolanza di sensazioni e sentimenti (amicizia, solitudine, malinconia ecc…) con una sceneggiatura raffinata, fatta di dialoghi spontanei. Bellissime le animazioni e la regia di Takahiro Omori (Baccano !), che esalta i fondali immersi nel verde e nell’atmosfera dello shintoismo.

Alla fine della visione si prova un senso di nostalgia per questo tipo di anime costruiti su personaggi dai caratteri ben tratteggiati e dalla forte comunicativa; anime che purtroppo sono sempre di meno.

AnoHana

Uno dei filoni principali dell’animazione Giapponese è quello che si occupa degli adolescenti; a volte con risultati buoni, altre meno.

AnoHana è qualcosa di più… Prodotto dalla A- 1 Pictures, la storia racconta di un gruppo di amici d’infanzia che si ritrovano grazie a “Menma”(Meiko), una loro compagna morta in un incidente. “Jintan” Yadomi, è l’unico in grado di vedere e interagire col fantasma di Menma; che si è stabilita in casa sua. AnoHana tratta tematiche molto interessanti, (accettazione del lutto, capacita di esprimere le proprie emozioni ecc…); forse troppa roba per una serie di soli 11 episodi.
Il personaggio di Menma agisce come una sorta di figura catartica per i ragazzi, attanagliati da sensi di colpa che si mescolano con le tipiche insicurezze dell’adolescenza.

La sceneggiatura di Mari Okada (Toradora!) fila rapida, aiutata da un character design delicato, in piena sintonia con la storia.
La regia di Tatsuyuki Nagai esplora ottimamente la periferia Giapponese, fra interni ed esterni.

Un anime agro-dolce, breve ma intenso; Che vi commuoverà.